lunedì 3 novembre 2014

DOVE MANGIARE A… BOLOGNA: OSTERIA NUMERO SETTE

fuori

Si cresce, si cambia, si trovano nuovi interessi e ne muoiono altri, alcuni si ingrandiscono e portano con sé nuove sfumature. Il cibo, da intendersi in senso lato, è il mio chiodo fisso, forse troppo, a volte decide lui quel che dovrei decidere io… ed è sempre il food che mi porta ad esplorare nuove dimensioni, il blog ne è il mezzo di espressione.

Questo è sempre stato un blog di sole ricette, ma io oltre a cucinare amo andare a mangiare fuori, dai professionisti, mi piace scoprire posti nuovi, degustare piatti fatti bene, ed è da un po’ che sono in dubbio circa il fatto di impegnarmi in questa nuova “rubrica” sul blog, qualcosa cova sotto la cenere da un bel po’, ma poi paure e dubbi, che riesco sempre benissimo a far diventare muri insormontabili, mi hanno fatto propendere per lasciare le cose come stavano, ma quelle cose come stavano hanno iniziato ad andarmi strette e stavano portando alla desolazione di questo spazio tutto mio, che amo e di cui mi piace prendermi cura. Io penso che sia un po’ il mio specchio, se io sono in movimento lui è in crescita, se io sono in una fase critica lui è in stallo, potrei ricostruire la mia vita emozionale leggendo quel che ho scritto o non ho scritto qua.

L’input me lo ha dato sicuramente la visita da Antonino Cannavacciuolo a Villa Crespi, esperienza troppo prorompente per non essere esternata. Ed inaspettatamente alcune persone a me vicino si sono in un certo modo complimentate per il post pubblicato e mi hanno suggerito di segnalare anche altri locali di cui valesse la pena raccontare, non necessariamente di Chef famosi, ma anche di quei professionisti senza stelle appuntate sul petto ma con tanta tecnica nelle mani, tanta passione per il lavoro che fanno, quei posti dove è sempre un piacere andare a  pasteggiare.

Vivendo a Bologna ovviamente l’attenzione sarà sicuramente focalizzata sui locali della città e dei suoi dintorni.

 

Le mie non saranno certo recensioni tecniche visto che comunque non ho una formazione professionale da critico gastronomico, saranno semplicemente suggerimenti fatti da una appassionata di cibo, da una mangiona insomma! Verranno segnalati solo i locali in cui mi son trovata bene, in quelli in cui mi son trovata male semplicemente non ci andrò più, come ho sempre fatto finora. Le foto saranno fatte probabilmente sempre con il cellulare, che di portarmi la reflex sempre in borsa per ogni evenienza non è il massimo della comodità, nè è il massimo delle buone maniere fotografare mentre gli altri si godono tranquillamente un pranzo o una cena nel relax; dove ovviamente ci saranno le condizioni non esiterò ad impugnare la macchina fotografica “seria”. Tutti i conti vengono pagati da me e non offerti dal ristoratore in cambio di una recensione, e voglio che questo punto sia chiaro per chi si troverà a leggere i miei suggerimenti: vado a pranzo e a cena fuori perché mi piace, ne parlo solo se effettivamente mi son trovata bene e non perché qualcuno mi ha invitato nel suo locale a mangiare “aggratisse”. Ed indicherò sempre la fascia di prezzo medio a persona, bevande escluse, che è spesso un punto mancante in molte recensioni che ci sono in giro, forse informazione omessa per non apparire volgari parlando anche del “vil denaro”, ma credo che sia un punto fondamentale per chi è in cerca di notizie su un locale.

Fatto questo doveroso preambolo, entro nel vivo della questione.

 

Apro questo nuovo capitolo con un’osteria, che quando a me viene voglia di andare fuori a pranzo la domenica con gli amici voglio provare gusti autentici, emozioni sincere. E l’Osteria Numero Sette è un posto che non tradisce il proprio nome né la propria aspirazione di osteria, ma incarna il concetto in chiave moderna.

 

Appena si entra si viene accolti dalla gentilezza di Piero Pompili, oste cordiale, sorridente, che mette subito tutti a proprio agio. Rimane presenza discreta ma attenta per tutto il pasto, lascia la massima libertà di tempi agli ospiti, ma sempre con prontezza di riflessi ad ogni esigenza del cliente. E’ un piacere trovare una persona così professionale in sala.

 

L’ambiente è curato, è piacevole, il locale è diviso in due sale, a noi ci hanno fatto accomodare nella prima dove  sembra di stare in una bella sala da pranzo di un casolare, adesso non so se è quella l’idea che volevano trasmettere o se sono semplicemente le mie suggestioni, ma io mi sono sentita proprio a mio agio. Chissà se l’inverno il camino che c’è viene davvero acceso, secondo me ci sarebbe davvero una gran bella atmosfera. Tutto è dosato con molto buon gusto, non è facile mantenere un certo stile usando tovagliette in carta paglia, invece qui ci stanno proprio bene sui grandi tavoli di legno scuro.

 

interno

 

I piatti sono quelli della tradizione, pochi e buoni, con qualche piacevole extra carta, cucinati a regola d’arte e presentati in maniera attenta ma essenziale. Anche qui la declinazione in chiave moderna è la carta vincente: rimane il gusto dei piatti di una volta, ma vengono eliminati quel grasso eccessivo e quella pesantezza che diventano ridondanti, si ha massima attenzione alla qualità e alla freschezza della materia prima, tutte cose che il palato apprezza. D’altronde se in cucina c’è uno Chef del calibro di Arnaldo Laghi, che ho avuto il piacere di conoscere ad un corso di cucina da “Gli amici di Babette” su una lezione dedicata ai dolci (ne avevo scritto qua), non si può che trovare cura e passione nei piatti. Le porzioni sono giuste ed equilibrate.

 

In assoluto meritano di essere provati i loro primi, tutti buoni, tutti con la sfoglia tirata al mattarello.

Noi abbiamo provato i passatelli asciutti con ragù bianco, pinoli, uvetta e crema di parmigiano, uno dei piatti più rappresentativi del locale, leggeri, piacevoli, con un leggerissimo sentore di agrume che da la giusta dose di verve al piatto. Sicuramente un piatto per cui val la pena andare a posta a far visita all’osteria.

 

passatelli

 

Ottimi anche i tortellini in brodo buono, ci tengono a specificare sul menù, di gallina e manzo. Saporito il ripieno, ottima la cottura che lascia la sfoglia tenace, come piace a me. Il brodo in effetti è buono.

 

tortellini

 

Leggendo il menù avevamo qualche dubbio sulla lasagna gratinata con porcini e castagne, pensando che la castagna potesse far risultare il piatto eccessivamente corposo, invece anche qua la mano dello Chef è precisa e la lasagna rimane leggera, sfoglia ottima, condimento piacevolissimo.

 

lasagna

 

Arrivando ai secondi troviamo piatti molto buoni e curati, ma nel confronto con i primi, per il mio gusto personale,  perdono un po’. Anche qua attenzione massima nella scelta della materia prima, tutte le carni vengono selezionate dalla macelleria Zivieri di Monzuno.

Pure qua prendiamo uno dei classici dell’osteria: la battuta di manzo di fassona piemontese, con scaglie di parmigiano ed aceto balsamico. Piatto piacevole, sia alla vista che al palato.

 

fassona

 

Optiamo per un fuori carta: capriolo su crostone di polenta. La selvaggina mi fa sempre un po’ paura perchè, se non trattata a dovere, ha un sapore troppo acre, invece qui non abbiamo sbagliato a provarla perché la carne è risultata tenera, con sapore equilibrato, senza odori e sapori eccessivamente forti. Il secondo che ho preferito.

 

capriolo

 

 

Buono il lonzino cotto nel latte con purè di patate e salsa al lambrusco, un piatto comfort food che riempie sempre i cuori.

 

maiale

 

Saporitissime le polpette fatte con il ripieno di tortellini, risulta però eccessivamente strong l’accompagnamento con la peperonata.

 

polpette

 

 

Buonissimo il friggione alla bolognese, buone le patate al forno con rosmarino.

 

friggione

patate

 

Sul dolce, memore della lezione di cucina, non potevamo che optare per la torta Barozzi, torta al cioccolato e caffè, accompagnata da crema mascarpone. Bellissima da vedere, profumatissima, piacevole e golosa da gustare.

 

barozzi

 

Per accompagnare il pasto l’oste ci ha consigliato un Sangiovese Superiore dell’azienda Campo del Sole.

 

Dino

 

Il rapporto qualità prezzo è eccezionale.

Prezzo medio a persona: 35 euro, bevande escluse.

 

 

Osteria Numero Sette

via Andrea Costa, 7

Rastignano di Pianoro (Bologna)

Tel. 051 742017

Pubblicato da Marilù
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venerdì 24 ottobre 2014

DA ANTONINO CANNAVACCIUOLO A VILLA CRESPI: MANGIARE E’ PROVARE UN’EMOZIONE

villacrespi

Riportare su pagina bianca l’esperienza culinaria più totalizzante della mia vita, la più complessa a livello emozionale, è davvero compito arduo. Dover intrappolare nelle parole la bellezza disarmante e la complessità del gusto dei piatti assaggiati a Villa Crespi è difficile, standardizzare l’arte non è possibile.

Evidentemente l’emozione non ha voce, ma ha profumi, colori, sapori, consistenze, temperature. A Villa Crespi l’emozione ha anche un nome ed un cognome e sono quelli dello Chef Antonino Cannavacciuolo.

Fino al pranzo di venerdì scorso (10 ottobre 2014) non avevo idea di quanto possa essere struggente la magnificenza del desinare.

 

Questa è la mia prima volta da uno stellato, quindi l’entusiasmo è partito a mille fin dal momento della prenotazione, nei giorni successivi si è quasi tramutato in ansia, realizzare un sogno, per quanto piccolo, anche se per me questo sogno aveva un gran bel cassetto personale, ha anche dei lati complessi.

 

L’imponenza della struttura mette soggezione già da fuori il cancello di ingresso, qui tutto è lusso, ogni minimo dettaglio è pensato e studiato per lasciare il segno, non nego di aver avvertito un attimo di smarrimento appena arrivata.

 

L’accoglienza all’ingresso è discreta ma non fredda, azzarderei anzi a dire che sia quasi premurosa.

Siamo stati accompagnati al nostro tavolo in veranda, ed anche qui la magnificenza colpisce subito l’occhio.

 

veranda

Il personale di sala è professionale ma sorridente, cerca di mettere a proprio agio, riuscendoci bene, anche chi come me è una “parvenue” in queste situazioni. Tutto è attentamente supervisionato dal maitre Paolo Ciaramitaro e dal sommelier Matteo Pastrello. Il resto della squadra è formato da ragazzi giovani e preparati. La sala è allo stesso livello della cucina.

 

Iniziamo subito con un flute di champagne di benvenuto e decidiamo, dopo aver consultato la carta, di optare per l’ “Itinerario dal Sud al Nord Italia”, abbinandoci la degustazione di vini.

 

Si parte con “Il buon viaggio di Antonino Cannavacciuolo”, consistente in una serie di amuse bouche caldi e freddi. E’ inutile sottolineare la perfezione che ha incontrato il palato, tra i miei preferiti lo gnocco fritto al grano saraceno con burrata e prosciutto crudo ed un piccolissimo e delizioso macaron farcito al foie gras.

 

 

Il buon viaggio di Antonino Cannavacciuolo

macaronegnocco

Arriva il primo “effetto speciale”: i camerieri, quasi come in un balletto, si guardano negli occhi, probabilmente contano fino a tre per aumentare il piacere dell’attesa, alzano la cloche ed il profumo di mare ti rapisce. Et voila l’ostrica su salsa di ravanello.

 

Ostrica su salsa di ravanello

 

Ci portano al tavolo una selezione di pani fatti in casa accompagnati da burro d’alpeggio. La raffinatezza non ha confini.

 

La sublimazione del mare continua con la prima portata: scampi di Sicilia alla pizzaiola e acqua di polpo. L’estetica del piatto mi manda in visibilio, il sapore va di pari passo. Rimane nettamente impressa la freschezza del piatto.

 

Scampi di Sicilia alla pizzaiola e acqua di polpo

 

Il viaggio sensoriale continua, in un vortice in crescendo che ammalia prima l’olfatto, poi la vista ed infine il gusto, con le linguine di Gragnano con calamaretti spillo e salsa al pane di segale. Qui l’esplosione dei sapori non si contiene, il palato ne esce estasiato.  La pasta è cotta alla perfezione, la viscosità è avvolgente, equilibri perfetti soppesati al grammo. Il piatto più semplice da affrontare è, per me, anche quello che rimane più persistente nel ricordo.

 

Linguine di Gragnano con calamaretti spillo e salsa di pane disegale

 

Si prosegue con la triglia con melanzana su guazzetto di provola affumicata: qua canta Partenope ed il resto del mondo non può far altro che rimanere in silenzio.

 

Triglia con melanzana su guazzetto di provola affumicata

 

Dal mare si approda alla terra ferma, ad un piatto complessissimo, dalle note importanti, marcato, il più strutturato e per me, che certo non sono abituata ad avere sulla tavola tali ingredienti, anche il più complicato da gustare: suprema di piccione, fegato grasso al grué di cacao e salsa al Banyuls. Il sapore della carne di piccione è inteso, il foie gras lo amplifica, ma in aiuto ecco l’amaro del cacao che smorza e il sentore di frutta matura della salsa al vino che ripristina il palato per il boccone successivo. Qua bisogna essere dotati davvero di grande sensibilità e conoscenza per riuscire a percepire tutta la tavolozza di colori che lo Chef ha messo dentro, cose che purtroppo a me ancora mancano, ma devo dire che anche un neofita, quale io sono, le vertigini le avverte quando si assapora questo piatto e si inizia a salire davvero in alto. E questo è assolutamente il piatto che vorrò riassaggiare, prima o poi nella vita, con maggior consapevolezza.

 

Suprema di piccione, fegato grasso al grué di cacao e salsa al Banyuls

 

 

E poi si approda al carrello dei formaggi, un carrello a due piani, che ha un amplissimo ventaglio che parte dai caprini fino ad arrivare a stupendi erborinati. Io li ho assaggiati in purezza, senza inutili aggiunte di marmellate e miele.  Ogni assaggio è speciale. Il pan brioche di accompagnamento non è da meno.

 

Il momento del dolce si apre con il pre dessert: un bicchierino al cioccolato bianco contenente essenza liquida di pina colada. E di nuovo qui la freschezza la fa da padrone.

 

Pre dessert alla pina colada

 

 

A seguire una zuppetta fredda di nocciole, sorbetto al limone, soffiato al cioccolato e cremoso al mascarpone. Anche qui lo Chef, se possibile, supera se stesso: un tale gioco di consistenze è rarissimo da trovare.

 

Zuppetta fredda di nocciole, sorbetto al limone,  soffiato al cioccolato e cremoso al mascarpone

 

 

Il pranzo volge quasi al termine e arriva la piccola pasticceria, io mi sono limitata ad assaggiare solo un cioccolatino, degno coronamento di un’esperienza senza pari.

 

Piccola pasticceria

Si chiude con caffè espresso, finemente accompagnato da tre differenti zuccheri di canna aromatizzati naturalmente al miele, alla cannella e alla liquirizia, e con un distillato.

 

 

Il conto è stato, giustamente, adeguato al pranzo e alla location.

Prezzo medio a persona: 150 euro, bevande escluse.

 

 

Uniche note stonate: lo Chef a fine servizio non era più presente in Villa poiché doveva presenziare un evento in serata (n.d.r. il matrimonio di Michelle Hunziker e Tomaso Trussardi), quindi non ho avuto il piacere di conoscerlo e ringraziarlo personalmente ed il libro “In cucina comando io” senza autografo è arrivato e senza autografo con dedica se n’è tornato a casa.

Le foto sono state scattate con un cellulare anche se avevo la reflex in borsa, ma non me la sono sentita di prenderla perchè l’ambiente è davvero sofisticato e mi sarei sentita a disagio, e poi volevo gustare il pranzo senza badare troppo alla luce, ai tagli, alla messa a fuoco e compagnia bella.

 

 

Villa Crespi esterno

 

Ristorante di Villa Crespi

via G. Fava, 18

Orta San Giulio (Novara)

sito: www.villacrespi.it

Pubblicato da Marilù
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