venerdì 5 dicembre 2014

ARTIMONDO: L’ARTIGIANO IN FIERA SBARCA SUL WEB

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Prendere un treno da Bologna in un sabato mattina di nebbia, arrivare a Milano con il suo cielo grigio ma con l’aria tutto sommato calda per essere fine novembre, prendere di corsa la metro, cambiare, riprendere un’altra metro fino al capolinea Rho Fiera, tutto seguendo gli appunti delle indicazioni precisissime di mia sorella che a Milano ci ha vissuto per qualche anno, e ritrovarsi immersa in un turbinio di colori, profumi, lingue, tutti diversi.

Eh sì, L’Artigiano in Fiera è un potpourri di belle sensazioni, ti permette di viaggiare intorno al mondo senza lasciare mai Milano, e con nonchalance si passa dal Nord Africa alla Provenza, dal chorizo alla Focaccia di Recco, dai colori accesi degli abiti indiani alle mantelle color dei boschi dell’Alto Adige.

 

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Descrivere questa commistione di mondi diversi, eppure a ben guardare così uguali, è cosa impossibile se non si vede con i propri occhi quanto stiano bene vicini i capelli nerissimi di un ragazzo tunisino e le ciocche biondissime di una ragazza ungherese, gli occhi color nocciola di un Mastro Presepaio napoletano e quelli color caffè di un orafo magrebino. E’ arricchente comprendere fino in fondo la meraviglia di questa esperienza.

 

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Vedere poi le mani sporche di lavoro, di arte, di sapienza e di dignità degli artigiani di tutto il mondo mi ha davvero emozionata. Una giornata intera a spasso tra le vie del pianeta, a perdermi tra il profumo di mille spezie, tra i colori sfavillanti di pietre preziose, toccare tessuti, assaporare frutti e specialità, direi che ogni giornata vorrei viverla così, immersa tra l’essenza di rosa marocchina e le arance siciliane, tra i limoni della costiera amalfitana e la lavanda francese, con pause fatte di tè inglesi e cupcakes, baguette calde con il foie gras, mostaccioli e corna di gazzella… insomma una giostra roteante da cui non si vorrebbe più scendere.

 

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L’Artigiano in Fiera rimarrà aperto fino all’otto di dicembre, ma se proprio non riuscirete ad essere presenti c’è la possibilità di acquistare un regalo speciale sul loro sito web: Artimondo, lo shop online dell’Artigiano in Fiera, la fiera dell’artigianato più grande del mondo.

 

 

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arti

 

Pubblicato da Marilù
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sabato 22 novembre 2014

LA ZAIRA ENOTECA CON CUCINA: LE VERE TIGELLE TRA LE BOLLICINE FRANCESI

Ingresso Enoteca La Zaira

 

Ci sono delle chicche nascoste tra i vicoli dei paesi della provincia che non ti aspetti, ma loro, invece, non aspettano che di essere scoperte, incoraggiate e preservate.

Lo scorso weekend Bologna sembrava un girone infernale dantesco: CioccoShow, Notte Bianca della Ristorazione e sicuramente qualche fiera, quindi del tutto inadatta al mio mood autunnale, che mi suggeriva in quel momento di andare alla ricerca di un posto tranquillo.  Non proprio un ristorante, non solo una vineria, zero voglia di aperitivi dove sui tavoli viene ammucchiato cibo informe con materie prime senza paternità, ma nemmeno una cena gourmet da otto portate. Insomma l’impresa non era tra le più semplici, soddisfare esigenze non ben definite nemmeno nella mia testa non è proprio un gioco da ragazzi. E tra un giro svogliato su internet ed uno sbadiglio trovo l’indirizzo de La Zaira – enoteca con cucina, uno sguardo alla mia metà, che annuisce con l’occhiolino e prenoto un tavolo per la sera.

 

Già la location è affascinante, infatti il locale si trova in una viuzza tranquilla e caratteristica di Bazzano, paese che non conoscevo affatto e che ho trovato piacevole.

Si entra e ci si trova in un posto piccolo e delizioso, non più di trenta coperti, con scansie piene di bottiglie di vino lungo tutte le pareti, circa 300 etichette, tutte selezionate da Fabrizio Baldi, proprietario del locale e anima della sala, suddivise per tipologia e a me è toccato sedermi di fronte ad un muro di bottiglie di Champagne, ed è come se fossi stata immediatamente catapultata in un bistrot della rive droite parigina. Ma a ben guardare, in questo locale,  ogni angolo racconta una storia, ad ogni tavolino ci puoi leggere una città diversa, io ho visto passare Siviglia, Monaco, addirittura Boston, insomma un cerchio che tocca il mondo e che si chiude nella provincia emiliana.

 

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Il menù è molto ridotto, tre o al massimo quattro scelte per ogni portata, ma è assolutamente sufficiente per la tipologia di locale e soprattutto c’è un’attenzione maniacale alla materia prima che fa della qualità il cavallo di battaglia della cucina: verdure provenienti da agricoltura biodinamica, farine biologiche macinate a pietra, prodotti del Presidio Slow Food, formaggi e salumi selezionatissimi. Ricette semplici e tradizionali, che mettono in risalto la qualità degli ingredienti, preparate dalle mani di Belinda Cuniberti.

Non esiste invece una carta dei vini poiché le bottiglie vengono scelte dai clienti direttamente dagli scaffali oppure si può optare per vini al calice, segnalati sulla lavagnetta al bancone.

 

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Noi abbiamo preso due antipasti e le tigelle, con vini al calice. Avevamo voglia di qualcosa di sfizioso più che di una canonica cena, ma sicuramente sono da provare anche i primi ed i secondi.

Abbiamo scelto i fegatini di pollo secondo la ricetta dell’Artusi con crostini di pane caldo (euro 8), molto saporiti ma al contempo delicati al palato. Poi la fiamma sotto il coccio, oltreché a tenere calda la carne, aiutava a sprigionare tutti gli aromi della preparazione facendo sì che l’olfatto anticipasse ed accompagnasse il gusto.

 

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Ottima la polenta con fonduta di Parmigiano e tartufo nero (euro 8), un abbinamento sicuramente visto e rivisto, ma qua la differenza la fa la materia prima ed il gioco di consistenze dei vari elementi del piatto.

 

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Abbiamo proseguito con due porzioni di crescentine nelle tigelle accompagnate da: mortadella e salame rosa della ditta Pasquini, pancetta di Mora Romagnola della Macelleria Zivieri, prosciutto di Parma Giancarlo Tanara, salame, squacquerone e Taleggio bergamasco DOP (14 euro).

 

Essere lucana a Bologna mi ha un po’ spiazzata nel leggere la didascalia di questo piatto poichè in città crescentine e tigelle sono i nomi di due preparazioni differenti, le prime sono, detta alla spicciola, sfoglie rigonfie di pasta fritta ovvero quello che in altri comuni emiliani chiamano gnocco fritto, le seconde una sorta di focaccina da farcire cotta nell’apposito stampo di ghisa.

In realtà nel frignano, regione dell’Appennino modenese, dove le tigelle nascono, le crescentine sono le focaccine vere e proprie e “tigelle” è il nome delle cottole, ovvero dei dischi di argilla refrattaria o ferro, da arroventare alla brace del camino, in cui le palline di impasto, formate prelevando un pezzetto di pasta e facendolo roteare sotto il palmo della mano, venivano cotte, tra le foglie di castagno.

A La Zaira, ovviamente non utilizzano questo metodo arcaico di cottura delle crescentine, sia per questioni di tempo che di camino, che non c’è e che affumicherebbe anche i clienti, né vengono utilizzate le foglie di castagno, ma le tigelle vengono comunque confezionate alla maniera montanara antica e cotte in una apposita macchina.

 

Sono queste le migliori tigelle che io abbia mai mangiato ed i salumi ed i formaggi di accompagnamento sono tutti eccellenti. Forse l’unico suggerimento che mi sentirei di dare è di aggiungere al companatico una piccola ciotolina con il pesto di lardo aromatizzato con aglio e rosmarino, che poi era il condimento che usavano i contadini.

 

tigelle

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Le porzioni sono giuste, le tigelle abbondanti. Il rapporto qualità prezzo è buono.

Prezzo medio a persona: 25 euro, bevande escluse.

 

La Zaira Enoteca con cucina

via Borghetto di sotto, 6

Bazzano (Bo)

Tel. 051 832187

Sito:  www.enotecalazaira.it

Pubblicato da Marilù
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